• 8 July 2022

Sono passati sei mesi esatti da quando il 17 agosto 2021 l’Associazione Luca Coscioni, guidata da Marco Cappato, annunciava il raggiungimento della quota minima di 500mila firme per il referendum per la legalizzazione dell’eutanasia. Dopo sei mesi arriva il no della Consulta. Il referendum non si farà.

Un duro colpo quello inferto dalla Corte costituzionale a chi sperava che in materia di eutanasia, in assenza di una legge di stato, potesse esprimersi il popolo attraverso un referendum. Dopo nemmeno tre ore di Camera di Consiglio la Consulta chiude definitivamente la porta al referendum sull’eutanasia. La Corte costituzionale ha dichiarato inammissibile il referendum sull’eutanasia legale.

La Consulta ha fatto sapere che il quesito, che proponeva la depenalizzazione dell’omicidio del consenziente, è stato bocciato perché, “a seguito dell’abrogazione, ancorché parziale, della norma, non sarebbe preservata la tutela minima costituzionalmente necessaria della vita umana, in generale, e con particolare riferimento alle persone deboli e vulnerabili”.

Quindi il popolo non sarà chiamato ad esprimersi. Nemmeno il Parlamento è stato, in oltre 40 anni di storia, in grado di trovare un accordo sulla materia. Una legge sul suicidio assistito è attualmente in discussione a Montecitorio, ma è stata fortemente annacquata e rischia di essere ancora più restrittiva rispetto a quanto già previsto dalla sentenza della Consulta (sul caso di Dj Fabo), che ha già valore di legge.

L’obiettivo del referendum per l’eutanasia legale, promosso dall’Associazione Luca Coscioni che ha raccolto oltre 1,2 milioni di firme, era depenalizzare l’omicidio del consenziente, punito dall’articolo 579 del codice penale con la reclusione da 6 a 15 anni. Con alcune eccezioni: resta un reato se si tratta di un minore e, in questo caso, si applicano le pene previste per l’omicidio.

La Consulta però in questi giorni non è chiamata soltanto a esprimersi sull’eutanasia, ma sono ben otto i questiti referendari su cui è chiamata a esprimersi:

Referendum Cannabis

Si chiede di cancellare le pene per chi coltiva cannabis (carcere da 2 a 6 anni e multa da 26mila a 260mila euro) e la sanzione amministrativa della sospensione della patente.

Legge Severino

Abolire l’intero Testo unico delle disposizioni in materia di incandidabilità, uno dei decreti attuativi della legge, è la richiesta di Lega e Radicali. Il che significa eliminare le norme che impediscono la partecipazione alle competizioni elettorali per il Parlamento europeo e italiano e alle elezioni regionali, provinciali e comunali di chi sia stato condannato in via definitiva per mafia, terrorismo, corruzione e altri gravi reati. E soprattutto l’articolo 11, che prevede per gli amministratori locali la sospensione, dopo la condanna di primo grado per alcuni reati.

Custodia cautelare

Cancellando una parte dell’articolo 274 del codice penale, si vuole ridurre l’ambito dei reati per i quali è consentita l’applicazione delle misure cautelari e in particolare della carcerazione preventiva: via il finanziamento illecito ai partiti e via i reati puniti con la reclusione non inferiore nel massimo a cinque anni, a meno che non ricorra il pericolo di fuga dell’indagato o di inquinamento delle prove.

Separazione delle carriere

Non permettere più il cambio di funzioni tra giudici e pm e viceversa nella carriera di un magistrato è lo scopo del referendum. Oggi sono possibili 4 passaggi, che diverranno due con la riforma.

Consigli giudiziari

Consentire il voto degli avvocati che siedono nei Consigli giudiziari anche sulle valutazioni di professionalità dei magistrati, è lo scopo dei referendari. Lo prevede già la riforma della ministra Cartabia, ma solo se il Consiglio dell’Ordine abbia segnalato comportamenti scorretti da parte del magistrato che si deve valutare.

Responsabilità civile dei magistrati

Cancellando parte delle norme attuali si vuole introdurre la responsabilità civile diretta dei magistrati per gli errori giudiziari. Oggi è lo Stato che si risarcisce il cittadino che abbia subito un ingiusto danno e poi si rivale sul magistrato.

Elezioni dei componenti del Csm

Il quesito propone di cancellare la norma che stabilisce che ogni candidatura va sostenuta dalle firme di almeno 25 presentatori. L’obiettivo è arrivare a candidature individuali libere, già previste nella riforma Cartabia.

POTREBBE INTERESSARTI: Sanità digitale, cresce il bisogno

Logo Mondosanita

Mondosanità è una testata giornalistica registrata presso il Tribunale di Torino Iscrizione N. 5158/2020 del 23/05/2020 RG n. 8682/2020. Eccetto dove diversamente indicato, tutti i contenuti di Mondosanità sono rilasciati sotto licenza "Creative Commons Attribuzione - Non commerciale - Non opere derivate 3.0 Italia License". Numero registro stampa 11/2020 del 23/05/2020 Direttore responsabile: Giulia Gioda