• 27 May 2022

“Il medico di famiglia riveste un ruolo chiave in tutte le fasi della malattia tumorale, dalla prevenzione, alla diagnosi, alla condivisione dell’approccio terapeutico e al monitoraggio del paziente per la diagnosi precoce di eventuali recidive di malattia. Inoltre partecipa all’attivazione e alla effettuazione dell’assistenza domiciliare integrata (ADI), nei vari livelli di complessità per la continuità della cura e gestisce le fasi finali della vita, quando le terapie finalizzate alla guarigione o al contrasto della patologia sono divenute inefficaci”.

Queste sono le parole di Gaetano Piccinocchi, Presidente Sezione Provinciale SIMG Napoli, pronunciate in occasione della Winter School 2022 di Napoli, dal titolo “Cambia la Sanità. Reinventare Processi, Ruoli e Competenze”, organizzata da Motore Sanità, promossa e divulgata da Mondosanità e Dentro la Salute e realizzata con il contributo incondizionato di Janssen Oncology Pharmaceutical Companies of Johnson & Johnson, nella sessione “La medicina di prossimità in Oncoematologia: le prospettive in Regione Campania”.

Il medico ha evidenziato in ogni fase del percorso di cura e di assistenza del paziente oncologico il ruolo strategico del medico di medicina generale in un’area complessa come l’oncoematologia.

Proprio per il rapporto di fiducia che instaura con il paziente e per la conoscenza dei suoi stili di vita, il medico di famiglia è l’operatore sanitario in grado di svolgere un “counselling” appropriato e continuo. Il medico informa, inoltre, i propri pazienti sull’opportunità di sottoporsi agli screening previsti a livello nazionale e regionale per la diagnosi precoce delle patologie oncologiche ed essendo a conoscenza dell’anamnesi familiare del paziente può promuovere la prevenzione mirata per le patologie oncologiche ad impronta genetica.

Il medico di medicina generale, molto spesso, è colui che formula la prima ipotesi di sospetta patologia neoplastica ed ha pertanto un ruolo strategico nella diagnosi precoce delle patologie, prescrivendo sulla base dei sintomi manifestati dal paziente la procedura diagnostica appropriata ed attivando l’invio allo specialista per la definizione del percorso diagnostico e terapeutico. 

Una volta definite le possibili opzioni terapeutiche, il medico di medicina generale accompagna il paziente, informandolo puntualmente sui rischi e sui benefici connessi alle diverse opzioni e alle possibili sequele, al fine di consentire una libera e consapevole scelta.  Segue, quindi, il paziente durante tutto il percorso terapeutico, in particolare rispetto all’adesione alla terapia, alla presenza e alla successiva gestione degli effetti collaterali delle terapie farmacologiche o dei postumi di eventuali interventi chirurgici così come, eventualmente, nella gestione della terapia del dolore. 

Il medico di medicina generale, nella fase di follow up,è attento all’adesione del paziente al percorso diagnostico e a rilevare segni o sintomi sospetti per la diagnosi precoce della eventuale recidiva della malattia. Inoltre è di ausilio al paziente nel gestire la propria ansia rispetto alla possibile ricomparsa della malattia, attraverso un’informazione corretta che tenga conto anche delle modalità con cui il paziente gestisce i propri problemi di salute.

Infine accompagna il paziente nelle fasi più avanzate e terminali della malattia, quando il paziente ha maggiore necessità di una presa in carico globale se non per una guarigione “impossibile” per una qualità della vita da promuovere. “Tutto ciò potrebbe essere vanificato in assenza di una reale e fattiva collaborazione con tutti gli specialisti che condividono la gestione del paziente oncologico. La rete oncologica campana, a cui molti medici di famiglia hanno aderito, è un utilissimo strumento di integrazione professionale” ha concluso Gaetano Piccinocchi.

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