• 24 June 2022

La Conferenza Stato-Regioni ha già indicato nel 5%, escluse le dipendenze, la quota del fondo sanitario nazionale da destinare alla salute mentale.

Il problema è che non viene applicata. Motore Sanità, in occasione del webinar “CENTRAL-MENTE IN SALUTE. PORTARE LA SALUTE MENTALE AL CENTRO DELL’AZIONE DI GOVERNO E DEL PNRR”, lancia l’idea di un fondo vincolato per la salute mentale.

Così il Dottor Claudio Zanon, Direttore scientifico di Motore Sanità, rivolgendosi alla Senatrice Paola Boldrini, Vice Presidente 12^ Commissione Igiene e Sanità Senato della Repubblica ha detto: “In Italia c’è un 30% di sommerso di pazienti con problemi di salute mentale, senza toccare la depressione. Cito i dati della Società Italiana di Psichiatria. Perché non fate un fondo vincolato per le regioni per la salute mentale? Così come ad esempio c’è il fondo per i farmaci innovativi oncologici e non oncologici. Un fondo vincolato e adeguatamente finanziato come richiesto alle regioni per la medicina del territorio, che permetta il raggiungimento del 5% concordato fra Conferenza Stato-Regioni e il Governo. Credo che potrebbe essere una svolta importante”.

La proposta è stata accolta con favore anche dagli altri relatori presenti al webinar, a cominciare da Michele Sanza, Presidente Società Italiana di Psichiatria delle Dipendenze, che ha commentato: “Oggi l’Italia è in fondo alla classifica europea per la percentuale di spesa sanitaria in favore della salute della mente (Germania 12 %; Inghilterra 9%…); la spesa media delle regioni nel 2020 si colloca infatti sul 3% (in calo rispetto agli anni precedenti).

Con regioni più attente come la Sardegna (4,6%) e altre decisamente all’opposto come la Campania, con solo il 2,1%. Ne derivano profonde differenze e di equità tra le aree geografiche del nostro Paese, con conseguenti differenze in termini di diritto all’accesso alle prestazioni essenziali. Ridurre la disabilità psichica promuovendo le cure appropriate e gli interventi di prevenzione non è una spesa a fondo perduto, ma anzi un risparmio per le future generazioni sulla spesa assistenziale.”

“La proposta di un fondo vincolato per la salute mentale che porti le risorse per la salute della mente almeno al 5% della spesa sanitaria nazionale va nella direzione di recuperare quel ruolo di programmazione centrale dello Stato in materia sanitaria che rimane essenziale, a fronte dell’evidente pregiudizio per il diritto alla salute delle persone di disturbi mentali. Le regioni e le aziende sanitarie devono essere obbligate a utilizzare queste risorse per potenziare e qualificare i servizi dei Dipartimenti di salute mentale (comprendendo la salute mentale adulti, le dipendenze patologiche e la Neuropsichiatria infantile) tramite un ampio programma di sviluppo e di adeguamento dell’offerta di cure”.

Sono assolutamente d’accordo con la proposta di vincolare un fondo per la salute mentale e sorvegliare che venga applicato”, afferma Enrico Zanalda, Copresidente Società Italiana di Psichiatria. “Il fondo dovrebbe essere persino del 6% del fondo nazionale o di sanità regionale, se si considerano anche le dipendenze insieme alla salute mentale. In molte regioni è già così: un Dipartimento di salute mentale allargato non può non avere al suo interno anche le dipendenze”.

La Conferenza Stato-Regioni ha già indicato nel 5%, escluse le dipendenze, la quota del fondo sanitario nazionale da destinare alla salute mentale”,precisa Giuseppe Ducci, Direttore Dipartimento di salute mentale Roma 1. “Il problema è che non viene applicata. È necessario che ci siano un forte monitoraggio ed eventualmente anche penalizzazioni per le regioni, se questa quota non viene effettivamente utilizzata per la salute mentale”.

Intanto, sulla questione, è prevista un’audizione da parte della Psichiatria alla Commissione del Senato.

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